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KUNSTINTERVENTIONEN im Corriere del Ticino

And Now the Good News
Werke aus der Sammlung Annette und Peter Nobel

Im Laufe der Ausstellung - And Now the Good News / Werke aus der Sammlung Annette und Peter Nobel (29. Mai – 15. August 2016) - sind, angesichts des spezifischen Themas der Verbindung zwischen Kunst und Massenmedien, mehrere gemeinsame Aktionen mit Tageszeitungen im Tessin und in Italien vorgesehen.

12 Künstler auf den Seiten des Corriere del Ticino

Seit Anfang des 20. Jahrhunderts spielte die Zeitung nicht nur eine erstrangige Rolle in vielen Kunstwerken, sondern bot, wie eine Sektion der Ausstellung bezeugt, den Künstlern auch einen neuen Raum, durch den sie ihre Werke einem breiteren Publikum zugänglich machen konnten. Seit den Siebzigerjahren häufen sich die Beispiele künstlerischer Eingriffe auf den Seiten der Zeitungen.
Eines der ersten Beispiele ist das Projekt “Press-Art”, das Herbert Distel zwischen 1972 und 1973 in der “NationalZeitung” realisierte und an dem 52 Schweizer Künstler beteiligt waren.

Während der Ausstellung “And Now the Good News” wird der Medienpartner Corriere del Ticino seine Seiten für die Kunst öffnen. 12 Wochen lang wird abwechselnd je ein Künstler einen Beitrag realisieren, der in der Zeitung veröffentlicht wird. Die Absicht dieses Projekts ist es, den Künstlern einen Raum zu bieten, in dem sie in vollkommener Freiheit spezifische Projekte kreieren können, die im Dialog mit der Struktur und den Inhalten der Zeitung stehen und die den Lesern das Kunstschaffen nicht im üblichen, sondern in einem neuen Kontext näher bringen.

Den Anfang macht der Schweizer Künstler Beni Bischof. Sein Beitrag wird am Samstag, 28. Mai zur Eröffnung der Ausstellung publiziert. In den folgenden Wochen werden sich Künstler wie Antoni Muntadas, Alberto Garutti, Alfredo Jaar, Daniele Buetti, huber.huber anschliessen.

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Intervista a huber.huber _ Markus e Reto Huber
12 artisti sulle pagine del Corriere del Ticino

Nati a Münsterlingen (TG) nel 1975 e attivi come coppia dal 2005 con il nome huber.huber, i gemelli Markus e Reto Huber, si sono affermati nell’ambito della scena artistica svizzera contemporanea con un lavoro multiforme che affronta tematiche di grande attualità e che si sofferma in particolare sul rapporto tra natura e cultura. Presentato in svariate esposizioni collettive in Svizzera e all’estero, è stato al centro di numerose mostre personali, tra le quali si possono segnalare quelle ospitate dal Kunsthaus di Glarona (2008), dal Museo Cantonale d’Arte a Lugano (2009) e dall’Aargauer Kunsthaus (2015).

Nel progetto che avete elaborato per l’edizione odierna del Corriere del Ticino una serie di macchie grigie sono stampate sullo sfondo delle pagine della sezione economica del giornale dove sono elencati i titoli di borsa. A cosa corrispondono esattamente queste macchie?

Sono le impronte lasciate da un mazzo di narcisi. Impronte che assomigliano a macchie prodotte dall’acqua; come se i fiori avessero lasciato una traccia fluida dietro di sé, come se quelle fossero le loro ombre. Appena intuibili nelle loro forme originali questi fiori possono ricordare la tradizione dei disegni giapponesi a China, dove questo tipo di disegni erano di solito realizzati in stretto rapporto con la scrittura. I vecchi giornali, invece, sono usati ancora oggi nei mercatini come imballaggi. Frutta e verdura vengono spesso avvolte nei giornali. Attraverso il nostro intervento un’immagine del “mercato reale” viene sovrapposta alle pagine del giornale dedicate a quel mercato altamente complesso che è oggi la borsa.

Perché la scelta del narciso, un fiore dalle chiare implicazioni simboliche?

Il nome dei fiori appartenenti al genere dei narcisi deriva da una parola greca che significa “stordire” o “perdere coscienza”. La scelta di questi fiori si ricollega evidentemente alla leggenda narrata da Ovidio. Nella realtà quotidiana, un narcisista è una persona eccessivamente concentrata su se stessa. Un atteggiamento che spesso si abbina a una spropositata brama di soldi e potere. Le tracce liquide lasciate dai narcisi hanno però anche qualcosa di melanconico. Nelle Vanitas barocche, i fiori recisi alludono infatti allo sfiorire della bellezza e quindi anche alla nostra caducità.

Intervista a cura di Elio Schenini, co-curatore di "And Now the Good News. Opere dalla Collezione Annette e Peter Nobel"
Pubblicata sul Corriere del Ticino sabato 25 giugno 2016

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